Oggi ho scritto una mail indirizzata al titolare di un sito di consulenze alle aziende che si occupa di sicurezza sul luogo di lavoro e valutazione rischi.
Ho visto una segnalazione di questo sito su un gruppo facebook e mi sono chiesta: perchè? Ma che c'entra quell'immagine?
Ho scritto quella mail non perchè ero alla ricerca dei servizi che quel sito offre, ma perchè li offre utilizzando l'immagine di una donna seminuda e ammiccante.
Nessuna novità! Ce ne son tante, cosa c'è di strano? Ecco c'è questo di strano, c'è di strano che diamo per scontato che ciò sia normale quando in realtà non lo è!
Questa volta ho voluto chiedere il perché!
“Signorina, non capisco, cosa la offende?”. Il titolare del sito mi contatta telefonicamente ed esordisce proprio con quella frase.
Spiego cosa mi ha spinto a scrivere, spiego che l'uso di quella immagine è assolutamente inappropriata, e chiedo, veramente con grande curiosità, il perchè di quella scelta, per quale motivo utilizzare una donna svestita in pose ammiccanti per vendere quel tipo di prodotto, a rischio della serietà stessa dell'azienda. “Ma si tratta di ironia signorina!” E come non cogliere l'ironia!
Mi spiega che i suoi clienti sono principalmente uomini e che ha usato quelle immagini, ironicamente per stabilire un rapporto confidenziale con loro. L'intento era quello di ricreare nel sito un ambiente da bar in cui si esercita la complicità maschile nell'apprezzamento delle belle ragazze.
Quindi alla mia obiezione: questo sito offende le donne perchè strumentalizza il loro corpo, lui risponde no!!! offende anche gli uomini facendoli passare per essere privi di ogni senso critico che se vedono un po' di carne femminile esposta acquistano acquistano senza pensare!!!
Era sorpreso il titolare di quel sito, sorpreso di sapere che ci sono donne e uomini che non vogliono più essere rappresentati così, sorpreso di conoscere che in altri paesi europei, più civili dell'Italia, ci sono norme che tutelano contro le pubblicità sessiste, sorpreso di parlare con donne che iniziano a lottare per riappropriarsi dell'immaginario sul proprio corpo.





