Bioetiche

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"Signorina, non capisco, cosa la offende?"

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Oggi ho scritto una mail indirizzata al titolare di un sito di consulenze alle aziende che si occupa di sicurezza sul luogo di lavoro e valutazione rischi.

Ho visto una segnalazione di questo sito su un gruppo facebook e mi sono chiesta: perchè? Ma che c'entra quell'immagine?

Ho scritto quella mail non perchè ero alla ricerca dei servizi che quel sito offre, ma perchè li offre utilizzando l'immagine di una donna seminuda e ammiccante.
Nessuna novità! Ce ne son tante, cosa c'è di strano? Ecco c'è questo di strano, c'è di strano che diamo per scontato che ciò sia normale quando in realtà non lo è!

Questa volta ho voluto chiedere il perché!

“Signorina, non capisco, cosa la offende?”. Il titolare del sito mi contatta telefonicamente ed esordisce proprio con quella frase.
Spiego cosa mi ha spinto a scrivere, spiego che l'uso di quella immagine è assolutamente inappropriata, e chiedo, veramente con grande curiosità, il perchè di quella scelta, per quale motivo utilizzare una donna svestita in pose ammiccanti per vendere quel tipo di prodotto, a rischio della serietà stessa dell'azienda. “Ma si tratta di ironia signorina!” E come non cogliere l'ironia!
Mi spiega che i suoi clienti sono principalmente uomini e che ha usato quelle immagini, ironicamente per stabilire un rapporto confidenziale con loro. L'intento era quello di ricreare nel sito un ambiente da bar in cui si esercita la complicità maschile nell'apprezzamento delle belle ragazze.

Quindi alla mia obiezione: questo sito offende le donne perchè strumentalizza il loro corpo, lui risponde no!!! offende anche gli uomini facendoli passare per essere privi di ogni senso critico che se vedono un po' di carne femminile esposta acquistano acquistano senza pensare!!!

 

Era sorpreso il titolare di quel sito, sorpreso di sapere che ci sono donne e uomini che non vogliono più essere rappresentati così, sorpreso di conoscere che in altri paesi europei, più civili dell'Italia, ci sono norme che tutelano contro le pubblicità sessiste, sorpreso di parlare con donne che iniziano a lottare per riappropriarsi dell'immaginario sul proprio corpo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Dicembre 2010 17:40
 

I significati del concetto di "Cura", da una lezione di Adriana Cavarero

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In occasione del ciclo di conferenze “Diventare cittadini”, organizzate dalla fondazione “Radici della sinistra” di Cesena, la professoressa Adriana Cavarero
ha tenuto una lezione sul concetto di "Cura".


Il termine "Cura" ha una natura polisemantica che si può ricostruire partendo dai due significati attribuiti alla parola da Aristotele.
La cura, in greco epimeleia, secondo Aristotele, ha due ambiti di riferimento: la cura domestica e la cura politica. Questi ambiti sono caratterizzati da una sessuazione, cioè una diversa  attribuzione in base al genere.
L'ambito domestico è la sfera dei bisogni, è da sempre il luogo di realizzazione delle donne.
Sono le donne, per Aristotele, un Aristotele in questo caso molto attuale!, che si prendono cura dei corpi, delle persone, delle loro vulnerabilità. "Per natura", perì fùsis, ripeteva Aristotele, le donne prendono in carico chi non ha autonomia. E la casa diventa per loro un confine/prigione di cui non si libereranno più.
In ambito politico la cura si identifica con la cura del sè, con la formazione dell'indivuduo, maschio libero. La politica è intesa da Aristotele come una comunità formata da relazioni, da cittadini che devono educarsi.
Gli uomini, maschi , in quanto "corpo" appartengono all'ambito di cura delle donne, in quanto "anima" devono plasmarsi come buoni cittadini, come persone virtuose e libere.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Ottobre 2010 17:00
 

Buon compleanno legge 194!

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32 anni fa le donne italiane ottenevano una grande conquista: l'approvazione della legge 194 sull'interruzione di gravidanza.

Oggi si avverte la necessità di un ulteriore avanzamento sulla strada della libertà e dell'autodeterminazione.

Per un autentico riconoscimento della libertà procreativa delle donne l'aborto dovrebbe essere realmente disponibile e non affidato alla discrezionalità della coscienza del medico che di fatto ne limita l'accessibilità.
Le nuove tecnologie, come la RU486, dovrebbero agevolare le donne nell'esercizio della loro libertà procreativa.

Dopo 32 anni c'è bisogno di rinvigorire i diritti acquisiti e di fare altri passi in avanti. È ora allargare la libertà delle donne!

Ultimo aggiornamento Sabato 22 Maggio 2010 16:27
 

Parliamo di "Dignità"

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Due giorni fa la Commissione affari sociali della Camera approva il ddl Calabrò sul testamento biologico.
La notizia sembra non avere grande risonanza sull'opinione pubblica, o almeno non quanta ne ebbe nel marzo scorso, poche settimane prima della morte di Eluana Englaro, quando il disegno di legge sul testamento biologico venne approvato al Senato (ne avevamo parlato qui: Biotestamento. Una legge "farsa").
Piccole varianti nel testo, ma la sostanza rimane la stessa: deprivazione della libertà di scelta e dell'autonomia delle persone.
Una legge liberticida che minaccia la “dignità” della vita e della morte.

Di “dignità” ha parlato ieri il professor Lecaldano, docente di Filosofia morale all'Università La Sapienza di Roma, in occasione del ciclo di conferenze “Diventare cittadini”, organizzate dalla fondazione “Radici della sinistra” di Cesena.

Il temine “dignità” viene usato e spesso abusato nei dibattiti che riguardano questioni bioetiche e il più delle volte se ne fa un uso retorico.
Per far sì che l'appello alla “dignità” della vita e della morte non rimanga vuoto e privo di conseguenze, bisogna far precedere le discussioni sui temi etici da una chiarificazione sui termini utilizzati, in pratica: che cosa si intende per dignità?

Il prof. Lecaldano ricorda che la nozione di “dignità” non è univoca, ma soggetta almeno a due interpretazioni differenti.
La dignità può essere intesa come dato strutturale proprio di ogni essere vivente razionale, secondo una lettura oggettiva, di matrice cristiana, che si esprime nella formula di indisponibilità della vita. La dignità in questa visione è un assoluto, è propria di tutti gli esseri umani indipendentemente dalla qualità delle loro condizioni di vita. Questa prospettiva può arrivare a giustificare l'idratazione e l'alimentazione forzate, senza prendere in considerazione la volontà del paziente e le sue condizioni, perchè nessuno dispone della propria vita e comunque questa in ogni caso è "degna" di essere vissuta.

Ma esiste anche un'altra idea di dignità, la quale si configura come una determinazione soggettiva, fatta sulla base di criteri scelti individualmente.
In questo secondo caso si parlerà allora di “dignità della vita umana”, intendendo con ciò la vita buona, il vivere bene, qualcosa che va al di là del mero dato dell’esistere, qualcosa per cui diciamo che essa merita di essere vissuta. Ogni singola persona riempie di significato il termine "vita degna" secondo i propri progetti, le proprie convinzioni,le proprie aspettative.

La morte è una parte della vita, e ogni persona dovrebbe avere il diritto di scegliere per se stessa una morte degna, secondo la propria personale idea di dignità e non secondo un modello imposto dall'alto.

Se questa legge inumana sul testamento biologico dovesse venire approvata e gli italiani lasceranno fare senza protestare... allora per l'Italia non ci sarà proprio più niente da fare! Con queste parole amare e con poca speranza il prof Lecaldano ha concluso la sua lezione.

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Maggio 2010 18:04
 

Cos'è la morale?

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A questa domanda la maggior parte delle persone risponderebbe che la morale è qualcosa di scomodo, un insieme di regole e proibizioni che non ci permettono di goderci la vita, che riguardano soprattutto il sesso, o qualcosa che ha a che fare con la religione, di cui non abbiamo più bisogno nella tecnologica società moderna.
Ma la morale non è fuori moda ed il filosofo morale non è un "bigotto"!
I moralisti tradizionali sono difensori di una morale particolare, non della morale in generale!

Ultimo aggiornamento Sabato 15 Maggio 2010 17:49