L'attuale ricerca teologico-morale è particolarmente influente nel dibattito bioetico, tra le varie tradizioni di cui questa si compone ce n'è una schiettamente filosofica, quella del teologo john M. Finnis, che ha come punto di riferimento le tesi sulla Ragion pratica di Aristotele e le tesi centrali delle concezione della Legge naturale, esposte nella loro forma canonica da Tommaso D'Aquino, secondo la quale l'ordine naturale del mondo è interpretato come il riflesso dell'ordine eterno divino.
Finnis ha inteso riprendere la centrali tesi tomiste per elaborarne, con rigore filosofico, una nuova teoria denominata "assolutismo morale".
Secondo Finnis la ragione ha una natura intrinsecamente pratica, per questo ha la capacità di conoscere direttamente quei beni che devono essere desiderati prima di sapere che questi si conformano alla natura umana. Questo è possibile perchè la ragione conosce il fondamentale principio autoevidente della nartura umana:
Il bene deve essere sempre perseguito, il male sempre rifiutato.
Di conseguenza la razionalità pratica dichiara irrazionale qualsiasi azione che non abbia il bene come scopo. Ogni azione umana mira sempre ad un fine, ma tale fine non è il bene in generale, ma di volta in volta, un bene determinato; a questo punto il problema diviene quello di individuare la natura di questi beni determinati.
Finnis individua sette beni fondamentali, intesi come scopi basilari dell'azione umana:
La conoscenza, il gioco, la fruizione estetica, la ragionevolezza pratica, la vita, l'amicizia, la religione
La caratteristica di questi sette beni fondamentali sta nella loro oggettività e nella loro pretesa di universalità; tutto ciò comporta delle conseguenze molto significative sul piano della riflessione bioetica!
Data la natura oggettiva di questi sette beni fondamentali Finnis delinea la possibilità di definire, in maniera universale, che cosa si intenda per vita buona; la vita buona sarà per chiunque la stessa, sarà quella che contiene i sette beni fondamentali.
Mentre Dworkin prevedeva una costruzione soggettiva del concetto di vita buona o degna, per cui, nel pieno riconoscimento del ruolo dell'autodeterminazione e nel rispetto della libertà individuale, è il soggetto la fonte di definizione della vita, Finnis invece, abbracciando una prospettiva perfezionista, riconosce l'esistenza di un modello universale da cui dedurre la definizione di vita buona, in definitiva Finnis attribuisce un valore intrinseco alla vita, per questo indicata come un bene inviolabile.
La vita come bene incondizionatamente inviolabile è un'affermazione che, dal punto di vista bioetico, può creare dei problemi, in quanto potrebbe funzionare da ostacolo alla realizzazione del proprio progetto di vita.
Finnis identifica la vita buona con i sette beni fondamentali, i quali non possono essere organizzati in maniera gerarchica, poiché non si può rinunciare a nessuno di essi, qualsiasi condotta d'azione che danneggi direttamente uno di questi beni non è moralmente accettabile, questo divieto è un assoluto morale, dove Finnis per assoluti morali intende delle norme morali inderogabili la cui validità non tollera eccezioni, quegli "atti per sé e in se stessi,indipendentemente dalle circostanze, sono sempre gravemente disordinate in relazione del loro oggetto".
(Finnis, Gli assoluti morali, Edizioni Ares, Milano, 1993, p.10.)
Di conseguenza per Finnis è condannabile qualsiasi violazione della vita di una persona, a partire dalla fecondazione; così condanna l'aborto in quanto uccisione diretta di un innocente, ma allo stesso tempo il divieto di danneggiare la vita degli embrioni lo porta a escludere la creazione di embrioni a scopo di ricerca, il loro congelamento qualora non preveda un trasferimento determinato nel tempo nell'utero della madre, ma anche gli screening genetici e le diagnosi prenatali miranti ad identificare eventuali anomalie e quindi aperti alla possibilità dell'aborto, dal momento che l'azione viene qualificata moralmente in base all'obiettivo perseguito, per cui una diagnosi prenatale che ha il solo scopo di fornire elementi decisivi per l'eventuale decisione di interruzione di gravidanza è un'azione intrinsecamente immorale.
Naturalmente, date le premesse, Finnis condanna qualsiasi forma di eutanasia, non riconoscendo alcuna differenza rilevante tra eutanasia attiva e passiva, l'eutanasia è come il suicidio: una violazione del bene fondamentale della vita.
La prospettiva di Finnis qui esposta rappresenta la riproposizione di molte tesi tradizionali proprie in particolare della morale cattolica; le premesse teologico-metafisiche vengono individuate da molti critici come il punto debole di questa posizione, rifiutata proprio perché intrinsecamente religiosa.
Quindi la critica di queste tesi prende spesso la forma di rifiuto delle premesse metafisiche-teologoche, non essendo queste spendibili in un contesto pluralistico.
Riferimenti bibliografici:
Finnis, Gli assoluti morali, Edizioni Ares, Milano, 1993;
Aristotele, Etica Nicomachea, Laterza, Roma-Bari, 2003.



