Bioetiche

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Femminismo ed etica della cura

Il pensiero femminista ha contribuito enormemente ad alimentare il dibattito bioetico.
I suoi contributi sono spesso molto originali in particolare in relazione a tre aspetti: per prima cosa la critica all'esclusione dell'elemento femminile dal potere economico e politico, in secondo luogo lo sviluppo di indagini innovative volte a far emergere la differenza femminile nella riflessione morale, in particolare in relazione a temi quali la sessualità e la maternità, ed infine una serie di approfondimenti su alcune questioni morali e sociali, in primis quelle sull'aborto e la fecondazione assistita, con l'acquisizione di punti di vista che portano il dibattito al di là dei confini canonici delle discussioni bioetiche.
Inoltre al pensiero femminista recente va connessa, ma non sovrapposta, la nascita dell'etica della cura, contributo teoricamente molto rilevante all'interno dell'attuale dibattito bioetico.

Sotto il profilo dei contenuti normativi il femminismo non ha mai dato vita ad una teoria etica sistematica, ma nonostante ciò è possibile rintracciare alcuni spunti comuni, che attraversano trasversalmente il pensiero etico femminista tra le sue molteplici sfaccettature.
Tra questi spicca la definizione del soggetto etico femminista come "relazionale", cioè inserito all'interno di una fitta rete di relazioni di cura e di responsabilità; una definizione questa molto lontana da quelle elaborate dalle teorie della giustizia di stampo liberale, che lavorano su un soggetto, astratto, isolato, indifferenziato.
L'etica femminista riserva una particolare attenzione alle relazioni private, piuttosto che alle questioni pubbliche e propone un approccio ai problemi etici che non rifiuti il ricorso ai sentimenti e alle emozioni in nome di una "nuda e cruda" razionalità.

Come ho già ricordato il pensiero femminista ha contribuito alla nascita dell'"etica della cura", nonostante non ci sia identità tra questi due approcci.
Le premesse dell'"etica della cura" si connettono agli studi sul diverso sviluppo morale dei maschi edelle femmine, condotti in particolare da Carol Gilligan, anche se alcune intuizioni sulle peculiarità e la specificità del pensiero femminile, per cui queste sarebbero naturalmete portate a pensare in termini di rapporti personali, sono rintracciabili già in J.S.Mill. (J.S.Mill, L'asservimento delle donne, p.149).

Dagli studi della Gilligan risulta che le donne raggiungono uno sviluppo morale inferiore rispetto agli uomini. Questo significa che mentre gi uomini sono più poratti a ragionare in termini di principi generali e diritti universle, le donne invece non riuscirebbero a prescindere dai rapporti personali e dalla dimensione individuale.
Praticamete potremmo dire che per quanto riguarda le questioni morali uomini e donne parlano due lingue differenti, i primi usano termini quali: equità, diritti, libertà; le donne invece parlano di: responsabilità, affetti, risposte ai bisogni.
È a questo punto che la Gilligan distingue tra: un'etica dei diritti ed un'etica della cura, le quali non sono assolutamente da pensare come alternative, bensì suscettibili d'integrazione.

L'etica della cura si caratterizza per un riferimento costante al "soggetto concreto" definito anche dai suoi legami affettivi, i quali sono da considerarsi come beni da tutelare. inoltre, come l'intero pensiero femminista, l'etica della cura intende mettere sotto accusa l'intero pensiero etico occidentale per il suo approccio rigidamente razionalisitco e le sue prospettive astrattamente impersonali ed universalistiche, e dare invece voce ai sentimenti, alle emozioni ed alle relazioni affettive.

Ma l'"etica della cura" rivela anche molte mancanze, prendiamo ad esempio la sua posizione nei confronti dell'interruzione di gravidanza, le domande che dovremmo porci all'interno di questo contesto sono le seguenti:

  • Che responsabilità ha una donna nei confronti del feto?
  • Esiste un dovere di cura nei confronti di un essere non nato?

Senza tralasciare il fatto che potrebbero svilupparsi dei conflitti tra varie responsabilità di cura, dal momento che si può essere legati a più persone con uno stesso dovere di cura.

Il punto debole dell'"etica della cura" stà proprio nel rischio di cadere in posizioni relativiste e di conseguenza di non essere una valida guida nell'affrontere questioni etiche. Forse per risolvere questa mancanza bisognerebbe definire in maniera un pò più definita che cosa si intenda per "cura".

Riferimenti bibliografici:

J.S.Mill, L'asservimento delle donne, BUR, 1999;

F. Restaiano e A. Cavarero, Le filosofie femministe, Paravia, Torino, 1999;

Mill J. S., On liberty, 1876 ( tr., it., La libertà, Il Saggiatore, Milano 1981).

 

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