La nozione di responsabilità compare con una certa frequenza nei dibattiti bioetici, oltre alla questione ecologica, il tema della responsabilità coinvolge in maniera più generale il rapporto tra lo sviluppo scientifico-tecnologico e la vita, esposta a delle trasformazioni radicali che ne compromettono le strutture originarie.
Il concetto di responsabilità gioca un ruolo specifico in base ai diversi approcci della riflessione morale contemporanea, ma, a prescindere dai vari significati che la nozione di responsabilità può assumere nelle svariate prospettive etiche, una importante distinzione è quella tra la : responsabilità verso l'altro, dove l'accento cade sull'alterità, e la responsabilità per il futuro, in cui si dà maggiore enfasi al tempo.
La mutata natura dell'agire umano, cioè la sua capacità di andare al di la della "prossimità" e di mettere in discussione la dimensione futura, è al centro della riflessone, portata avanti in un continuo confronto con i temi principali della bioetica, di Hans Jonas.
Nelle opere di Jonas le riflessioni bioetiche si intrecciano con una particolare considerazione della scienza e della tecnica moderne, che hanno come referente culturale il pensiero di Heidegger e la sua visione della tecnica come destino della civiltà occidentale. Nell'analisi di Jonas la tecnica nel corso dei secoli subisce uno sviluppo evolutivo secondo il quale passa da strumento orientato al soddisfacimento delle necessità primarie quali: alimentazione, difesa, ecc. a mezzo capace di creare nuovi desideri e bisogni, inglobando in sé l'idea di "progresso"; e la caratteristica principale di questa nuova età tecnologica sta in una mutata concezione della natura dell'agire umano, in particolare nella estensione dei suoi effetti.
Prima del Novecento la portata dell'azione umana poteva essere circoscritta, i suoi confini erano abbastanza limitati, l'odierno potere tecnologico invece produce degli effetti a più ampio raggio, è capace di coinvolgere la dimensione futura ed è costretta per questo a tener conto delle condizioni globali della vita umana, del futuro più lontano, della sopravvivenza della specie.
Se gli effetti delle nostre azioni non sono più gli stessi, allora anche l'etica, prendendo atto di questa novità, deve adeguarsi e lo fa inglobando in sé una nuova dimensione, prima assolutamente inesistente, quella della "responsabilità".
Il principio di responsabilità ha le sua radici nel potere e nella libertà di cui l'uomo è dotato; nell'uomo, a differenza delle altre specie, l'evoluzione cessa di essere un processo meccanico ed autogestito per diventare obiettivo consapevole e problema di scelte per il futuro.
L'evoluzione della specie umana e della natura, attraverso un incremento del potere distruttivo e la possibilità di accedere ai meccanismi originari della vita grazie all'ingegneria genetica, diventano il risultato delle scelte dell'uomo, per questo è fondamentale che tali scelte siano consapevoli.
Il principio di responsabilità di Jonas è un dovere assoluto, ma prescrive un giudizio di tipo consequenzialistico, che dispone di agire in modo tale da non distruggere la possibilità della vita umana sulla terra; questa forma di consequenzialismo è però diversa da quella dell'utilitarismo, le conseguenze infatti non si valutano in base alla massimizzazione del benessere, in quanto l'oggetto ultimo dell'etica della responsabilità non è il benessere o la felicità, ma la sopravvivenza delle generazioni future, un bene non quantificabile.
L'aver impostato il principio di responsabilità come un "dovere assoluto" e l'aver ricercato per questo una fondazione metafisica, hanno fatto si che Jonas costruisse un'argomentazione molto suggestiva, ma altrettanto esposta alla possibilità di obiezioni, proprio per quella nozione assolutistica di natura umana di cui si nutre.
Jonas, in generale, ritiene che l'integrità dell'essere umano vada tutelata come un qualcosa di sacro sia oggi che in futuro, questo presupposto lo conduce a condannare qualsiasi intervento di ingegneria genetica, anche con scopi esclusivamente terapeutici, rivolto ad incidere sulla struttura genetica umana, questo perché l'uomo, con la manipolazione del nucleo originario dell'individuo, metterebbe in moto un meccanismo che gli scivolerebbe di mano, che non sarebbe più capace di controllare.
Il principio a cui a proposito Jonas si ispira è "il precetto secondo cui si deve prestare più ascolto alla profezia di sventura che non a quella di salvezza", cioè la strategia che adotta non è quella di prendere decisioni dopo i vari calcoli probabilistici sui risultati dannosi o meno che lenostre azioni produrrebbero in un futuro più o meno lontano, ma quella di attribuire in ogni caso un peso maggiore alla minaccia piuttosto che alla promessa di esiti positivi.
Quindi la tesi di Jonas è che qualsiasi tipo di intervento sul piano biologico, anche quello promosso dalle migliori e più condivisibili intenzioni, scatenerebbe un processo le cui conseguenze non possono esserci note, ma che, molto probabilmente, sfocerebbero in una catastrofe biologica; l'attuale equilibrio biologico è per Jonas il risultato di un graduale processo evolutivo naturale, tesi per altro non condivisa da molti scienziati, e qualsiasi rapido mutamento causato delle decisioni umane minaccerebbe questo gradualismo evoluzionistico.
Jonas arriva a sostenere l'esistenza di un inevitabile "pendio scivoloso", termine con il quale si indica un'argomentazione che dà per scontato che qualsiasi intervento genico comporti conseguenze sempre negative; quindi, non sottoponendo a nessun calcolo probabilistico i diversi rischi, Jonas ritiene che si debba sospendere ogni decisione, anche nei casi in cui i rischi negativi intravisti siano minimi.
Riferimenti bibliografici:
Jonas, Il principio di responsabilità, Einaudi, Torino, 1990;
In merito all'argomentazione del "pendio scivoloso" si veda:
E. Lecaldano, Dizionario di bioetica, Laterza, Roma-bari 2002, p.216.



