In occasione della giornata per la vita i direttori della cliniche di Ostetricia e Ginecologia di quattro facoltà di Medicina della Università romane: La Sapienza, La Cattolica, Tor Vergata e Campus Biomedico, firmano un documento congiunto in merito all'obbligo da parte dei medici di rianimare i feti se vitali dopo un'interruzione di gravidanza.
Così si legge nel documento "Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente". Secondo i firmatari del testo "con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all'assistenza sanitaria. Di fatto nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un'interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo anche se la madre è contraria perché prevale l'interesse del neonato".
Diversi sono i dubbi che questo documento suscita, poso citarne alcuni:
- la legge 194 che regola l'interruzione volontaria della gravidanza è recentemente fatta oggetto di ripetuti attacchi, dalla moratoria proposta da Ferrara, che non ritengo degno del minimo di considerazione, agli appelli quotidiani del Papa per la difesa della vita sin dal concepimento, quello che personalmente noto è che il dibattito è carico di retorica e privo di spunti di riflessioni praticamente validi. Per prima cosa si usa un linguaggio assolutamente inadeguato, si parla di "persona" di "dignità" di "natura o naturalità", questi sono termini valutativi, che richiedono un preventivo accordo sul loro significato perché il discorso abbia un minimo di coerenza! Sento ripetere più volte che ogni vita ha un valore assoluto e irrinunciabile! Ma non è vero! Non tutte le vite hanno lo stesso valore, la vita non ha un valore in se, ma in quanto complesso di aspettative, di investimenti, di scelte. Non va salvaguardata come puro fenomeno biologico, ma quella che è il risultato del nostro complesso di scelte quotidiane, è per questo motivo che un essere umano adulto ed un embrione non possono godere della stessa tutela morale e giuridica! Il fatto poi che esista un diritto alla vita non ci illumina su cosa o su chi noi possiamo esercitarlo!
- Il documento sopra citato fa riferimento ad aborti successivi alle 12 settimane. La legge 194 prevede la possibilità di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza dopo i 90 giorni solo in caso di rischio di vita per la madre o di gravi patologia per il feto, si parla quindi di aborti terapeutici. I feti nati vivi che vorrebbero rianimare sono proprio quelli a cui i genitori, dopo un percorso sicuramente doloroso, hanno deciso di evitare una vita potenzialmente infelice. Si parla nel documento di "interessi del feto", ma quali sarebbero i reali interessi di un feto? Una nascita prematura potrebbe comportare dei danni tali da compromettere totalmente la qualità della sua vita.
- È vero che la medicina ha fatto enormi progressi nell'ambito dell'assistenza neo-natale, fortunatamente! Ma si tratta ancora di terapie sperimentali, è del tutto assurdo, ma credo anche illegale per interventi di questo genere, procedere senza il consenso dei genitori! Non possiamo far finta che questi non esistano, si tratta di una forma impossibile da condividere di paternalismo medico, nonché, concedetemelo, di pura cattiveria!
- Ed infine non possono non stupirmi dell'enorme differenza che la nascita comporta. È del tutto incoerente! quello stesso feto che posso "eliminare" nell'utero materno, è lo stesso che gode di un diritto inalienabile alla vita, una volta fuori. Come si possono far convivere pratiche così diverse come queste riservate ai nati e ai non nati? Cosa avviene al momento della nascita da modificare lo statuto morale e giuridico del feto?
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