"Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico"
così scriveva Marcuse ne "L'uomo ad una dimensione", pubblicato nel 1964, e queste parole oggi mi sembrano più che mai attuali.
In questa società sembra dominare una cultura della libertà assoluta, propagandata da televisione, pubblicità, internet, libertà di esprimere la propria individualità, libertà sessuale, libertà di raccontare la propria vita anche nelle sue pieghe più intime, ma forse dietro questa celebrata libertà, alla quale chiunque tenti di porre un freno verrebbe immediatamente tacciato di moralismo, si nasconde proprio una piacevole e "confortevole" non libertà.
Il voyeurismo dell'attuale società, il bisogno di essere ammirati, cercati, di rendere pubblico ogni minimo aspetto della propria vita, stà ammazzando qualsiasi senso del pudore.
La mercificazione del proprio privato, della propria intimità porta ad una banalizzazione anche degli aspetti più importanti della propria vita.
Personalmente penso che oggi andrebbe riscoperto un sano senso del pudore, andrebbero coperti sentimenti e corpi, anche la sessualità dovrebbe tornare ad essere un tabù, perché solo là dove c'è un tabù c'è il desiderio di infrangerlo, come scriveva Freud.
La liberalizzazione sessuale è, come tante altre nell'attuale società, una pseudolibertà; la sovraesposizione ad immagini e comportamenti esplicitamente sessuali hanno prodotto quel processo che Marcuse definì "de-erotizzazione", ovvero uccisione del desiderio, della carica erotica, in quanto elementi destabilizzanti della società e della cultura dominanti.
Qui il discorso si fa politico, le parole di Marcuse si collocano in un particolare contesto storico, siamo nel 68, in piena rivoluzione studentesca, ma non credo siano queste che abbiamo oggi le libertà per cui i giovani dell'epoca hanno combattuto. Le attuali pseudo-libertà hanno prodotto giovani ben diversi da quelli di allora, i giovani di oggi sono annoiati, demotivati e l'unica arma "rivoluzionaria" rimasta nelle loro mani sembra essere quella di raccontarsi nel proprio blog.





