Due giorni fa la Commissione affari sociali della Camera approva il ddl Calabrò sul testamento biologico.
La notizia sembra non avere grande risonanza sull'opinione pubblica, o almeno non quanta ne ebbe nel marzo scorso, poche settimane prima della morte di Eluana Englaro, quando il disegno di legge sul testamento biologico venne approvato al Senato (ne avevamo parlato qui: Biotestamento. Una legge "farsa").
Piccole varianti nel testo, ma la sostanza rimane la stessa: deprivazione della libertà di scelta e dell'autonomia delle persone.
Una legge liberticida che minaccia la “dignità” della vita e della morte.
Di “dignità” ha parlato ieri il professor Lecaldano, docente di Filosofia morale all'Università La Sapienza di Roma, in occasione del ciclo di conferenze “Diventare cittadini”, organizzate dalla fondazione “Radici della sinistra” di Cesena.
Il temine “dignità” viene usato e spesso abusato nei dibattiti che riguardano questioni bioetiche e il più delle volte se ne fa un uso retorico.
Per far sì che l'appello alla “dignità” della vita e della morte non rimanga vuoto e privo di conseguenze, bisogna far precedere le discussioni sui temi etici da una chiarificazione sui termini utilizzati, in pratica: che cosa si intende per dignità?
Il prof. Lecaldano ricorda che la nozione di “dignità” non è univoca, ma soggetta almeno a due interpretazioni differenti.
La dignità può essere intesa come dato strutturale proprio di ogni essere vivente razionale, secondo una lettura oggettiva, di matrice cristiana, che si esprime nella formula di indisponibilità della vita. La dignità in questa visione è un assoluto, è propria di tutti gli esseri umani indipendentemente dalla qualità delle loro condizioni di vita. Questa prospettiva può arrivare a giustificare l'idratazione e l'alimentazione forzate, senza prendere in considerazione la volontà del paziente e le sue condizioni, perchè nessuno dispone della propria vita e comunque questa in ogni caso è "degna" di essere vissuta.
Ma esiste anche un'altra idea di dignità, la quale si configura come una determinazione soggettiva, fatta sulla base di criteri scelti individualmente.
In questo secondo caso si parlerà allora di “dignità della vita umana”, intendendo con ciò la vita buona, il vivere bene, qualcosa che va al di là del mero dato dell’esistere, qualcosa per cui diciamo che essa merita di essere vissuta. Ogni singola persona riempie di significato il termine "vita degna" secondo i propri progetti, le proprie convinzioni,le proprie aspettative.
La morte è una parte della vita, e ogni persona dovrebbe avere il diritto di scegliere per se stessa una morte degna, secondo la propria personale idea di dignità e non secondo un modello imposto dall'alto.
Se questa legge inumana sul testamento biologico dovesse venire approvata e gli italiani lasceranno fare senza protestare... allora per l'Italia non ci sarà proprio più niente da fare! Con queste parole amare e con poca speranza il prof Lecaldano ha concluso la sua lezione.





