Bioetiche

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

I significati del concetto di "Cura", da una lezione di Adriana Cavarero

Stampa PDF

In occasione del ciclo di conferenze “Diventare cittadini”, organizzate dalla fondazione “Radici della sinistra” di Cesena, la professoressa Adriana Cavarero
ha tenuto una lezione sul concetto di "Cura".


Il termine "Cura" ha una natura polisemantica che si può ricostruire partendo dai due significati attribuiti alla parola da Aristotele.
La cura, in greco epimeleia, secondo Aristotele, ha due ambiti di riferimento: la cura domestica e la cura politica. Questi ambiti sono caratterizzati da una sessuazione, cioè una diversa  attribuzione in base al genere.
L'ambito domestico è la sfera dei bisogni, è da sempre il luogo di realizzazione delle donne.
Sono le donne, per Aristotele, un Aristotele in questo caso molto attuale!, che si prendono cura dei corpi, delle persone, delle loro vulnerabilità. "Per natura", perì fùsis, ripeteva Aristotele, le donne prendono in carico chi non ha autonomia. E la casa diventa per loro un confine/prigione di cui non si libereranno più.
In ambito politico la cura si identifica con la cura del sè, con la formazione dell'indivuduo, maschio libero. La politica è intesa da Aristotele come una comunità formata da relazioni, da cittadini che devono educarsi.
Gli uomini, maschi , in quanto "corpo" appartengono all'ambito di cura delle donne, in quanto "anima" devono plasmarsi come buoni cittadini, come persone virtuose e libere.

 


E in età moderna? l'inizio dela modernità in filosofia politica si fa risalire a Hobbes e all'invenzione per eccellenza della modernità: l'uomo autonomo.
Lo stato di natura hobbesiano è ben diverso dal sistema relazionale della polis aristotelica, l'uomo/lupo di Hobbes è individualista,vive insieme agli altri
per convenienza, per salvarsi la pelle e obbedisce convenzionalmente alle leggi perchè il potere politico ha la spada.
Nella modernità egemone dell'Occidente scompare la cura del sè, l'uomo moderno è egoista, non "si cura" per la comunità, non si forma alla virtù del buon cittadino. I contratti sono artificiali, non c'è più il perì fùsis di Aristotele, nella modernità politica non c'è più relazionalità.
In ambito domestico invece non cambia niente, le donne continuano a prendersi cura, e questo si dà per scontato.
Le donne sono destinate al lavoro domestico di cura, la filosofia moderna non se ne occupa, non è un tema interessante.
In età moderna tra l'ambito politico e l'ambito domestico si inserisce un livello, che la Cavarero definisce intermedio, dove ritroviamo il concetto di cura
con un'altra accezione: la modernità che prende in cura la vita. E' la biopolitica di Foucault, lo Stato moderno che si prende cura di me in modo che io
possa "farmi i miei affari", possa impegnarmi nel raggiugimento del successo. Lo Stato si prene cura della vita, ma non lo fa solo con gli strumenti ovvi (ospedali, servizi alla persona...) ma trattando gli uomini con specie, regolando le vite individuali solo come parte della popolazione, come mandria.

 


Leggendo i "tre tipi" di cura nella prospettiva di genere, non è difficile notare come per le donne sia cambiato ben poco: ci sono persone che hanno bisogno di cura se ne devono occupare le donne, punto.
Dal punto di vista legislativo le cose possono essere migliorate per le donne, ma dal punto di vista dell'ordine simbolico no. Le donne continuano ad essere associate alla casa, all'mbiente domestico, alla cura di figli, genitori, anziani. La televisione, le pubblicità sono lo specchio di questo ordine simbolico che viene continuamente reiterato, non sbaglia la professoressa Cavarero nel dire che molte pubblicità di prodotti per la casa sembrano state ideate da Aristotele!
Ma le donne, come  si suol dire "hanno voluto la parità", e se le donne oggi vogliono essere come gli uomini devono essere egoiste, aggressive, carrieriste perchè è così che è l'uomo moderno. Le donne che hanno avuto successo si sono uniformate al modello maschile, a volte essendo "più maschie" dei maschi, cioè esasperando quei caratteri di individualismo e di autonomia illusoria che definicono l'uomo oggi.
Alle donne è richiesto schizofrenicamente di essere individui autonomi, di affermarsi, di far "fuori" gli altri, in ambito pubblico, di essere invece
fragili, amorevoli nei lavori di cura in ambito domestico.


Quale la soluzione? le donne sono naturalmente, come direbbe Aristotele, destinate ai lavori di cura o è un'attribuzione esterna che ricade sul genere femminile e che resiste negli immaginari collettivi?
Sicuramente le donne sono state "condannate" a questo ruolo da una visione patriarcale e maschilista della società, ma può essere  anche vero che alcune caratteristiche come la relazionalità, l'empatia siano più evidenti in un genere, quello femminile.
La Cavarero, inserendosi nel filone del femminismo della differenza, sostiene che esiste una specificità maschile ed una femminile, ed è da qui che si può
partire per pensare un'etica, una politica che abbiano caratteristiche femminili.
Un'etica della relazione, della fragilità contro l'arroganza e l'ambizione dell'uomo moderno, del maschile moderno.
C'è forse un'inclinazione nelle donne che le porta a prendersi cura dell'altro, un pò, dice la Cavarero, come nell'iconografia delle Madonne rinascimentali, tese in avanti nell'abbraccio che protegge chi è fragile, chi non ha autonomia.
Nella politica bisognerebbe abbandonare la via retta, fallicamente maschile, e scoprire questa inclinazione femminile del prendersi cura, per riportare la relazionalità nella comunità politica, perchè tutti abbiamo bisogno di cura e l'autonomia dell'uomo moderno è solo un'illusione.

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Ottobre 2010 17:00  

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna